"Tempo su Berlino"
di Pietro Sapienza (foto) e Flavia Calisti (testo)



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A Berlino quel tempo che dovrebbe guarire ogni cosa è diventato malattia. É malattia che accompagna generazioni e cambiamenti, è nella carne dei vivi, è la sensazione che il passato sia inspiegabile, che il presente rimanga comunque intangibile. Oggi anche qui è un'unica Europa ma, nell'odore della neve che potrebbe arrivare da un momento all'altro, c'è un sentimento incastrato tra contraddizioni e mutamenti, c'è un muro che non divide più i percorsi della storia ma che rende importante ogni cosa, ogni strada che porta lontano. Gran parte della città è stata ricostruita dolorosamente ma, negli appartamenti del Mitte sopravvissuti ai bombardamenti, ci sono soffitti alti ed ampie finestre. Dai cortili interni di questi palazzi è facile immaginare che vi siano passate intere esistenze. Mi sono tornati in mente passaggi di un romanzo di Mc Ewan, la storia di un inglese in questa città negli anni della guerra fredda e la sua avventura d'amore con una ragazza tedesca, che vive in un gelido appartamento dall'odore stagnante. Passando di qui è inevitabile chiedere alle cose di darci un segno di consapevolezza, un legame, una coscienza. Non esiste un solo centro e l'estensione di questa città la rende diversa da tutte le altre. La zona ad Ovest e quella ad Est sono estranee e vicine, si ricongiungono, si dividono e mutano la prospettiva di chi le osserva e le fotografa. I grattacieli dalle scritte luminose di Potsdamer Platz, gli alberghi moderni ed i grandi viali intorno al Kurfürstendamm della zona Ovest, sfidano chi non credeva che questa città sarebbe rinata e risorta, mentre i quartieri ad Est come Scheunenviertel e la sua grande Sinagoga, rimangono macchiati dalla storia, legati al passato, a volte decadenti. Perdi quindi coordinate e riferimenti ed è la grande torre dell'AlexanderPlatz a ricordarti comunque, in ogni angolo di questa metropoli, che sei ancora nella stessa, grande Berlino. Accanto alla Porta di Brandeburgo colpisce l'architettura avveniristica del Palazzo del Reichstag, sede del Bundestag, il Parlamento Tedesco. La forma ed i materiali scelti nei restauri e nelle costruzioni di questi luoghi, la grande cupola trasparente da cui si osserva il Parlamento, le alte facciate di vetro dei grandi ministeri sulla riva dello Spree, le sedi moderne e funzionali delle ambasciate, sono infatti il simbolo tangibile e sublime di una nuova, trasparente, moderna e democratica volontà politica. La U-Bahn corre sotto l'asfalto rendendo le distanze velocemente impercettibili; capisci allora che Berlino è pronta, si è fatta carico delle sue sconfitte. Ogni cosa sembra scrollarsi di dosso il mio stupore, la vita trascorre di normalità e d' incontri, di librerie aperte fino a tardi, di gallerie d'arte, di mostre ed eventi, di concerti, di cinema, di bici e vecchie vespe italiane parcheggiate sui marciapiedi accanto ai portoni, di passeggiate attraverso giardini immobili d'inverno ed assolati d'estate. Le vie riversano ristoranti, profumi e piccoli chioschi ad ogni metro, c'è odore di cipolla e di pane arabo riscaldato, di carne di montone, di patate fritte, wurstel alla griglia, ketchup e curry. Eppure rimangono intatti gli ambienti e le atmosfere di un epoca lontana; a Berlino bevi birra chiara, grandi tazze di caffè accompagnate da fette di torta al rabarbaro in locali che conservano le stesse luci calde, i tavoli di legno, poltrone di velluto e pelle che avresti immaginato non esistere più.

"Il tempo guarirà tutto, ma che succede se il tempo stesso è una malattia?".
Da Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders.

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